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Diamanti e scienza

Il pianeta Terra ha circa 4,5 miliardi di anni di evoluzione, corrispondenti approssimativamente ad un terzo dell’età dell’Universo; immensi cambiamenti biologici e geologici sono avvenuti in tutto questo periodo e considerando che i diamanti più vecchi hanno 3,6 miliardi di anni, rappresentano una vera e propria memoria evolutiva. I diamanti infatti possono essere considerati delle vere e proprie capsule del tempo in grado di dirci com’è fatta la terra grazie alla analisi dei minerali che li compongono.

Esiste quindi una memoria evolutiva nei diamanti?

L’Università di Padova con il suo dipartimento di Geoscienze, guidato dal professor Fabrizio Nestola (video) utilizza un difrattometro in grado di analizzare le inclusioni dei diamanti che, come anche già spiegato in un precedente nostro articolo, ne fanno diminuire il valore commerciale ma contemporaneamente aumentare il valore scientifico in quanto è proprio l’analisi di queste inclusioni che permette di risalire alle condizioni della terra  miliardi di anni fa ed in particolare alla presenza di acqua all’interno della crosta terrestre a profondità comprese tra i 400 e i 670 km. Questa è infatti la conclusione a cui è arrivato il professor Nestola attraverso l’analisi di un diamante brasiliano che al suo interno ha rivelato una rarissima inclusione di Ringwoodite ricca di acqua. Dato che questo minerale  viene considerato uno dei più abbondati del mantello terrestre (fra 400 e 670 km di profondità)  viene avvalorata la tesi di cui sopra.
Jules-Verne

Jules Verne – Romanziere

 

In questo scenario, sarebbe possibile immaginare, come fatto da Jules Verne nel suo romanzo Viaggio al centro della terra, un immenso oceano d’acqua nelle profondità del pianeta.

Ma un altro grande risultato scientifico del professor Nestola è stata pubblicato nel mese di marzo 2018 dalla rivista Nature: si tratta dei risultati delle analisi di un diamante di appena 4 mm al cui interno è stato trovato un frammento di 34 micron di perovskite, un minerale presente a 780 km di profondità.   Quali sono le implicazioni di questa scoperta? L’analisi del diamante e la presenza del frammento del minerale al suo interno dimostrano scientificamente la sua provenienza dalle profondità terrestri il che ha una valenza di grande impatto anche dal punto di vista geologico in quanto si dimostra empiricamente che la crosta oceanica terrestre è andata in subduzione fino al mantello inferiore (cosa che fino a questa scoperta era prevista dalla geofisica solo a livello teorico). I diamanti sono quindi preziosi sia dal punto di vista della loro bellezza e del loro valore ma anche per la loro meravigliosa caratteristica di custodire informazioni di così grande importanza scientifica.
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